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Cibo "terapeutico" in alternativa
a farmaci
Adeguatamente combinati, gli alimenti
possono sostituire i farmaci e curare molte malattie. Insomma le
molecole 'naturali' contenute nel cibo sarebbero efficaci quanto
le medicine, ma con qualche effetto collaterale in meno. La pensano
cosė i 'bioterapeuti nutrizionali' che nel convegno, organizzato
dal 'Centro di Ricerche e Studi di Medicina Naturale Applicata'
e dedicato ''all'utilizzo terapeutico dell'alimento nel diabete
e nelle patologie epatiche'', hanno fornito dati positivi sull'applicazione
della disciplina.
Nella bioterapia nutrizionale il farmaco viene eliminato, per gradi,
ma completamente, mentre ''si sfrutta - spiega Domenica Acari Morini,
fondatrice del Centro di Ricerca - la capacità terapeutica
e farmacologica degli alimenti associandoli in 'modo terapeutico'
come si potrebbe fare con una molecola chimica''. Questa terapia,
ricorda l'esperta, è rivolta soprattutto alle persone che
non possono usare i farmaci per problemi di intolleranza, per allergie
o semplicemente per motivi ideologici.
''La nostra ricerca - aggiunge Acari Morini - mira ad allargare
l'uso dell'alimento come farmaco in diverse patologie. Fino ad oggi,
invece, abbiamo lavorato soprattutto sulle malattie epatiche, sul
diabete, sui problemi cardiocircolatori, sulle patologie intestinali
(morbo di Crohn, retrocolite ulcerosa) e su tutti i dismetabolismi.
Č necessario ancora molto lavoro per scoprire in quali altri ambiti
la bioterapia nutrizionale può essere utilizzata con efficacia.
I risultati ottenuti, comunque, sono stati così incoraggianti
che ci stimolano a continuare''.
Tutti i problemi di salute traggono giovamento da un'adeguata terapia
nutrizionale ''ma non bisogna confondere - avverte la terapeuta
Anna D'Eugenio - la normale dieta, le tabelle dei cibi da evitare,
le indicazioni generali di buona alimentazione con l'uso terapeutico
dell'alimento''. Curarsi a tavola per i bioterapeuti significa ''aiutare
la parte sana dell'organismo a reagire - precisa la D'Eugenio -
è un approccio completamente diverso rispetto a quello usato
nella medicina allopatica: il nostro impegno non è quello
di colmare un deficit funzionale o organico ma fare leva sulle 'risorse
sane' della persona curata perché sia lo stesso organismo
a compensare il problema''.
Un esempio concreto di questa strategia è quello applicato,
in bioterapia nutrizionale, nelle diete di supporto alle persone
sottoposte a chemioterapia. '' L'esigenza del paziente - dice la
D'Eugenio - è quella di eliminare i sintomi di nausea, vomito
o stipsi. Ma, in realtà si può fare di più.
Valutando la storia clinica e le analisi di laboratorio è
possibile individuare le funzioni più sane sulle quali fare
leva per migliorare la qualità della vita''. Si tratta, insomma,
di ripristinare la funzionalità dell'organismo, inibita dalla
chemioterapia, attraverso meccanismi fisiologici. ''Le strategie
nutrizionali sono costruite sulle esigenze individuali della persona
- conclude l'esperta - ed hanno il vantaggio, rispetto ai farmaci,
di non aggravare il fegato di ulteriori carichi chimici''.
Articolo su Mediaset on line del 29/05/2000
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