|
Senza carni crescerà male
La notizia che viene da un importante
studio olandese, pubblicato sull'American Journal of Clinical Nutrition,
è in primo luogo una conferma di una evidenza scientifica già emersa
da precedenti ricerche: se si segue una dieta anche solo "quasi"
vegetariana si corre il rischio di una carenza di vitamina B12,
con un rischio superiore per i bambini. Ma non è tutto: se fin dalla
nascita si segue un regime alimentare di quel tipo, anche un suo
eventuale abbandono, dopo alcuni anni, spesso non basta a ripristinare
livelli normali della vitamina. Il problema è serio perché la carenza,
anche marginale, di B12, causa problemi al normale sviluppo cognitivo
dei bambini. Lo studio è particolarmente importante perché viene
da un gruppo di nutrizionisti dell'Università di Wageningen, in
Olanda, che da quindici anni segue un vasto gruppo di famiglie che
utilizzano un regime alimentare di tipo macrobiotico stretto: questo
consiste in cereali, legumi, vegetali, con piccole aggiunte di alghe,
frutta secca e frutta fresca di stagione. In questo regime, il pesce
può essere consumato occasionalmente, mentre carne, uova e formaggi
sono proibiti. "Nel 1986" raccontano i ricercatori olandesi, "abbiamo
riscontrato in bambini piccoli (15 mesi di età media), alimentati
macrobioticamente, un livello di B12 nettamente basso, che si correlava
a un ritardo nello sviluppo psicomotorio, se paragonato a quello
di bambini della stessa età alimentati anche con carne e pesce (in
modo onnivoro). Sulla base di questi e di altri risultati provenienti
da studi simili, ci siamo sentiti in dovere di avvisare le famiglie
del rischio che correvano i loro figli". Conseguentemente, gran
parte delle famiglie hanno, gradualmente, cambiato la dieta dei
propri figli, introducendo latte e uova e, in alcuni casi, anche
carne e (più) pesce. "Nel 1995" proseguono gli studiosi, "abbiamo
verificato che il passaggio da una dieta macrobiotica stretta a
una lattoovovegetariana od onnivora, nel nostro gruppo di studio,
è avvenuta attorno al sesto anno di vita. A quell'epoca, verificammo
che in adolescenti tra i 9 e 15 anni, che avevano abbandonato la
macrobiotica all'età di 6 anni, il 21 per cento, nonostante il cambio,
aveva ancora una carenza di B12". Il passaggio successivo è stato
paragonare lo sviluppo cognitivo di adolescenti, exmacrobiotici,
un po' più grandi (1016 anni), a loro coetanei onnivori. Questi
ragazzi sono stati sottoposti a una batteria di test di misurazione
della fluidità dell'intelligenza, dell'abilità spaziale, dell'attenzione
e della concentrazione, della memoria e altro ancora. La conclusione
è molto netta: "Abbiamo trovato" scrivono ancora gli studiosi olandesi,
"una associazione significativa tra stato della vitamina B12 e risultati
ottenuti nei test della fluidità dell'intelligenza, dell'abilità
spaziale e della memoria a breve termine". Quindi, secondo questi
studi, bassi livelli di B12, anche marginali, influenzano lo sviluppo
cognitivo dei bambini e degli adolescenti. Un punto di queste ricerche
è particolarmente intrigante e, a detta degli stessi autori, necessita
di un maggior approfondimento: perché, pur cambiando dieta, una
quota di ex macrobiotici non riesce a ricostituire le riserve di
B12? L'ipotesi avanzata è che la carenza accumulata nei primi sei
anni di vita sia così significativa da non poter essere colmata
da una dieta che, pur cambiata, ancora nella gran parte dei casi,
non è ricchissima di B12. Infine, questi studi dimostrano che per
verificare una carenza di B12, marginale, ma significativa, non
basta misurarla nel sangue, occorre usare indicatori più precisi,
come quelli usati in questi studi.
Articolo
del 12 ottobre 2000 Repubblica Supplemento salute di FRANCESCO BOTTACCIOLI
|