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Così il corpo conserva la propria acqua

Siamo prevalentemente fatti d'acqua. Peculiarità, questa, che ci accompagna per sempre, anche se dal picco, prossimo all'80 per cento, che si registra nei primi mesi di vita, la componente liquida scende al 60/65 per cento dell'età adulta. Inevitabilmente anche la maggior parte degli organi e dei tessuti umani ha nell'acqua la componente prima: solo scheletro e adipe fanno eccezione. Coinvolta in innumerevoli processi metabolici e fisici, la nostra scorta idrica andrebbe ad esaurirsi se non si provvedesse con opportuni "rabbocchi", tali da mantenere costantemente il bilancio in pareggio: e infatti, nell'adulto, il turnover giornaliero equivale a circa il 4 per cento del peso corporeo, mentre nel neonato raggiunge il 15. Le entrate arrivano principalmente dalle bevande (1,21,3 litri per un adulto di 70 Kg) e dal cibo (0,8 litri), buona parte del quale è assai ricco d'acqua. Una piccola parte, poi, è fornita dalle reazioni metaboliche: ad esempio, l'ossidazione dei carboidrati produce 0,6 grammi di acqua per grammo di anidride carbonica e, sia pure in misura diversa, anche proteine e grassi liberano liquido durante la digestione. Le uscite, invece, avvengono attraverso le urine, le feci e la perspiratio insensibilis, definizione nella quale i fisiologi assommano sia il vapore acqueo che satura l'aria durante l'espirazione, che il liquido perso per evaporazione dalla cute. Quest'ultima non include la sudorazione, in questo bilancio idrico, che è quello ottimale di un soggetto sedentario e lontano da condizioni afose: per affrontare la calura o un'intensa attività sportiva, occorrerà dunque bere (anche molto) di più. Curiosità. La muscolatura contiene una percentuale d'acqua sette volte superiore ai grassi e, di conseguenza, necessita di rifornimenti ben più consistenti. Contrariamente a quanto si potrebbe pensare, dunque, a parità di peso, un soggetto in forma dovrà bere di più di uno con la "pancetta".