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Addio a merendine e coca cola, la mensa scolastica diventa bio

Al bando le merendine dai pasti dei bambini. A dire basta a dolci in scatola e bevande con gas sono la California, seguita dalle Hawaii, dal North Carolina e dal Minnesota. D'ora in poi (le leggi sono in via di approvazione) dalle scuole elementari d'oltreoceano scompariranno i distributori automatici di merendine. Rimarranno in vendita solo latte, acqua e succhi di frutta. L'iniziativa sta incontrando l'opposizione di molti distretti scolastici, che mettendo insieme gli spiccioli di dolci e bibite riuscivano a finanziarie le loro attività extracurricolari. Sempre negli States (questa volta a New York), le autorità scolastiche hanno deciso di combattere la piaga dell'assenteismo scolastico con una golosa novità: i menù delle mense saranno insaporiti con pizza e gelato. Dal junk food (cibo spazzatura) ai menù di qualità: un modo di prendere per la gola gli studenti più svogliati.
In Italia ancora non c'è stata l'invasione dei distributori di merendine, mentre pizza e gelato fanno già parte del menù di molte scuole. Nonostante ciò, il dibattito su come migliorare il cibo dei piccoli è più vivo che mai. Merito anche delle associazioni di genitori, per le quali il nutrimento sano dei figli è diventato un valore imprescindibile. "Se a scuola del mio bambino comparisse una macchina per le merendine andrei a toglierla io stesso", dice Filippo Maraffi, padre di un bimbo di 5 anni e responsabile dell'associazione Panelatte, che raccoglie i genitori delle scuole milanesi. (…)
Dall'anno scorso a Milano sono stati introdotti anche alcuni piatti etnici. Cesena fu il primo comune a introdurre i pasti biologici nelle mense scolastiche (era il 1986 e per trovare un'azienda agricola che seguisse le regole naturali bisognava girare la penisola intera) e oggi sperimenta le ricette etniche: "La nostra scuola non deve offrire solo nuovi saperi, ma anche nuovi sapori - spiega Giovanni Faedi, che dal 1973 si occupa dei servizi scolastici di Cesena - quando a mensa serviamo il cuscus, chiediamo alle maestre di spiegare prima in classe cosa contiene e quale tradizione ha. Se poi i bambini hanno un compagno nordafricano ci penserà lui a convincere gli amichetti che è una prelibatezza. Le novità piacciono ai piccoli, tutto sta nel modo di presentargliele".
Se il matrimonio fra dieta mediterranea e produzioni biologiche sembra rappresentare il meglio per l'alimentazione dei figli, Faedi spiega che le resistenze principali vengono dalle amministrazioni e dai cuochi: "Per chi cucina il lavoro aumenta. C'è il pesce da pulire, ci sono più frutta e verdura da lavare. L'approvvigionamento delle verdure d'inverno può essere un problema. Ma da questi inconvenienti possiamo difenderci con la varietà. Molti prodotti del nostro paese, soprattutto fra i cereali, i bambini li incontrano per la prima volta a scuola. I menù biologici o etnici costano di più alle amministrazioni, ma dobbiamo pensare che la qualità del cibo è un investimento, non solo una spesa".

di Elena Dusi - la Repubblica 23.09.01