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Il
latte fresco dura 8 giorni
Il latte fresco si mantiene tale per 7/8 giorni. Lo sostiene l'associazione
di consumatori Altroconsumo, che ha messo a confronto i prodotti
tradizionali, quelli definiti semplicemente "fresco" dalle
case produttrici e garantiti per i 4 giorni previsti dalla legge,
con quelli, di recente introduzione, in cui lo stesso termine compare,
di solito con la lettera maiuscola, e per i quali i manifatturieri
dichiarano 78 giorni.
Ebbene, secondo Altroconsumo sia gli uni che gli altri possono,
stando ai quattro parametri igienico-nutrizionali base stabiliti
dalle legge italiana, essere definiti freschi per un periodo doppio
rispetto ai 4 giorni stabiliti. Semmai, prosegue l'associazione
in una sua nota, è proprio il termine temporale ad apparire
obsoleto, visto il progresso della tecnologia produttiva dell'alimento:
lo dimostra il fatto che anche i latti la cui durata è garantita
per soli 4 giorni mantengono caratteristiche tali da poter essere
definiti freschi per altre 72 ore almeno.
In sintesi, sia i latti freschi tradizionali che quelli a scadenza
prolungata hanno evidenziato: assenza di fosfatasi, enzima che resiste
al calore in misura simile ai batteri patogeni, e che, se assente,
testimonia la distruzione di questi; presenza di perossidasi, enzima
che, al contrario può essere distrutto da una somministrazione
di calore più violenta, come quelle che subiscono i prodotti
a lunga conservazione; quota di sieroproteine, a indicare la superiore
qualità nutrizionale dei "freschi" rispetto agli
Uht; carica batterica totale, a misurare l'igiene del prodotto.
Altroconsumo conclude che bisognerebbe rimuovere la regola dei 4
giorni, anche perché si arriverebbe a consumare più
latte fresco e meno Uht.
Il latte fresco si mantiene tale per 7/8 giorni. Lo sostiene l'associazione
di consumatori Altroconsumo, che ha messo a confronto i prodotti
tradizionali, quelli definiti semplicemente "fresco" dalle
case produttrici e garantiti per i 4 giorni previsti dalla legge,
con quelli, di recente introduzione, in cui lo stesso termine compare,
di solito con la lettera maiuscola, e per i quali i manifatturieri
dichiarano 7/8 giorni.
Ebbene, secondo Altroconsumo sia gli uni che gli altri possono,
stando ai quattro parametri igienico/nutrizionali base stabiliti
dalle legge italiana, essere definiti freschi per un periodo doppio
rispetto ai 4 giorni stabiliti. Semmai, prosegue l'associazione
in una sua nota, è proprio il termine temporale ad apparire
obsoleto, visto il progresso della tecnologia produttiva dell'alimento:
lo dimostra il fatto che anche i latti la cui durata è garantita
per soli 4 giorni mantengono caratteristiche tali da poter essere
definiti freschi per altre 72 ore almeno.
In sintesi, sia i latti freschi tradizionali che quelli a scadenza
prolungata hanno evidenziato: assenza di fosfatasi, enzima che resiste
al calore in misura simile ai batteri patogeni, e che, se assente,
testimonia la distruzione di questi; presenza di perossidasi, enzima
che, al contrario può essere distrutto da una somministrazione
di calore più violenta, come quelle che subiscono i prodotti
a lunga conservazione; quota di sieroproteine, a indicare la superiore
qualità nutrizionale dei "freschi" rispetto agli
Uht; carica batterica totale, a misurare l'igiene del prodotto.
Altroconsumo conclude che bisognerebbe rimuovere la regola dei 4
giorni, anche perché si arriverebbe a consumare più
latte fresco e meno Uht.
Dall'inserto salute del 25 aprile di
www.repubblica.it
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