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A TAVOLA
Dieta senza sport, una battaglia con armi spuntate

La moderna necessità di frequentare i commercialisti per la denuncia dei redditi dovrebbe aver insegnato a chiunque che non si parla di bilanci riferendosi alle sole entrate. Eppure, in tema di alimentazione e quindi di bilancio energetico, siamo discretamente informati sulle "entrate" (l'etichetta nutrizionale ha favorito le conoscenze sul valore calorico degli alimenti), ma solo pochi volenterosi sanno che bisogna occuparsi anche delle "uscite energetiche" per arrivare al pareggio non con la sola riduzione delle calorie ingerite ma anche con l'incremento della spesa calorica giornaliera. Una buona passeggiata può portare in deduzione qualche eccesso alimentare altrimenti punibile con il temuto ingrassamento! Questo concetto che ho ribadito più volte, ha trovato ormai convalide statistiche e motivazioni scientifiche evidenti. Lo stesso Istituto della Nutrizione ha documentato, con una minuziosa indagine alimentare, ripetuta dopo quasi 50 anni in un paesino già al centro degli studi sulla dieta mediterranea, che il costo energetico di una vita sempre più sedentaria è sceso molto più di quel che è diminuito l'introito calorico, rispetto alle abitudini dei nonni.
Merita una segnalazione il fatto che anche nei Congressi più sofisticati, sulla etiopatogenesi e sulle complicanze dell'obesità, compaiano riferimenti convincenti sul ruolo insostituibile dell'attività fisica nella prevenzione e nel controllo dell'obesità. Del resto, un noto esperto americano di alimentazione è arrivato a dire che voler combattere l'obesità con la sola dieta equivarrebbe, per un pugile, alla pretesa di salire sul ring con una mano legata dietro la schiena. Mano che corrisponde all'attività fisica, al camminare almeno mezz'ora tutti i giorni e per i più fortunati ad uno sport prevalentemente aerobico da praticare per tutta la vita. Il mondo medico, che per anni aveva sottovalutato la pericolosità sociale dell'obesità, ha preso coscienza del problema e della necessità che ad occuparsene sia la medicina ufficiale, ovvero le Società scientifiche e gli specialisti competenti, piuttosto che i troppi orecchianti che straparlano soltanto di diete e di "rimedi" empirici, inadeguati alla soluzione di un problema complesso e cronicizzante che coinvolge lo "stile di vita" e non solo le abitudini alimentari.
Il ruolo fisiologico del movimento fisico si è dimostrato così importante che in un recente Congresso ("Problemi medici nell'attività sportiva" Uliveto Terme, Pisa) autorevoli clinici ne hanno discusso la validità perfino in casi di apparente controindicazione: dall'ipertensione ad alcune aritmie, epatopatie croniche o età avanzata. In contemporanea il New England Journal of Medicine dedicava un articolo al pericoloso declino dell'attività fisica negli adolescenti, con la conseguente ricaduta sull'aumento di peso, mentre in un secondo si evidenziava che la semplice contromisura di camminare (due ore e mezzo per settimana) si era dimostrata in grado, al pari di altre attività sportive più impegnative e meno praticabili, di ridurre il rischio di infarto nelle donne in menopausa.
Almeno a parole siamo tutti d'accordo che è tempo di insegnare a scuola le nozioni base della buona alimentazione ma se vogliamo frenare davvero la tendenza al sovrappeso delle nuove generazioni dobbiamo restituire ai ragazzi la possibilità ed il gusto del gioco e del movimento ormai soppiantati da troppe ore di computer, televisione e motorino.

di EUGENIO DEL TOMA. dal supplemento salute di www.repubblica.it